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Maxi frode sui finti braccianti agricoli, 15 arresti

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Impiegavano società fantasma per frodare il Fisco per milioni di euro attraverso la finta assunzione di braccianti agricoli, ma anche per lucrare sui permessi di soggiorno agli extracomunitari.

È quanto ha scoperto la guardia di finanza di Foggia che ha eseguito 20 misure cautelari (11 in carcere, 4 ai domiciliari, 1 divieto di dimora nella provincia di Foggia e 4 misure interdittive dell’esercizio di attività imprenditoriali) nei confronti di imprenditori, professionisti e funzionari pubblici e sequestri di beni per 5 milioni di euro. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento indebito di erogazioni pubbliche, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, peculato, riciclaggio, falso in atto pubblico, contraffazione di sigilli e traffico di influenze illecite.

Due i filoni d’indagine coordinata dalla Procura di Foggia: il primo riguarda una ingente truffa previdenziale con centinaia di falsi braccianti agricoli e sussidi indebitamente percepiti per diversi milioni di euro; il secondo teso a favorire, dietro pagamento di somme di denaro, l’ingresso nel territorio nazionale di extracomunitari mediante fittizie assunzioni lavorative.

Nel primo capitolo d’indagine è stato individuato un articolato sodalizio criminale con base a Cerignola che avrebbe perpetrato per anni una frode milionaria. Attraverso quattro società fantasma operanti nel settore agricolo sarebbero stati assunti nel corso del tempo 647 falsi braccianti agricoli per poi richiedere e percepire indebitamente indennità previdenziali ed assistenziali: disoccupazione agricola, assegni nucleo familiare, malattia, maternità, ecc per oltre 2 milioni di euro. I finanzieri, a seguito di una segnalazione dell’Inps, hanno documentato l’inattendibilità e la non rispondenza al vero delle dichiarazioni rese dai lavoratori, i quali, come è risultato dall’attività investigativa, venivano preliminarmente istruiti su cosa rispondere in caso di controllo. Sono quindi state avviate approfondite indagini che hanno permesso di individuare un imprenditore del basso tavoliere ritenuto essere al centro della maxifrode, finito in carcere.

Grazie alla collaborazione attiva di un consulente fiscale e del lavoro (finito agli arresti domiciliari) avrebbe creato imprese agricole fantasma, predisponendo uno schermo documentale per far apparire che tutto fosse in ordine in caso di controllo. Il consulente si sarebbe occupato di tutti gli aspetti della gestione contabile ed amministrativa delle società interessate, dalla predisposizione delle fatture false atte a dimostrarne l’operatività all’invio delle certificazioni uniche lavorative dei falsi braccianti. Una volta definita la fittizia assunzione, i lavoratori fantasma avrebbero potuto avere accesso ai benefici ed alle indennità assistenziali, perfezionate dal responsabile di un Caf di Cerignola con la continua collaborazione di altro indagato, entrambi arrestati. Inoltre, laddove si presentavano difficoltà procedurali o istanze a rischio di rigetto, i responsabili del Caf sarebbero intervenuti grazie alla collaborazione consapevole di un funzionario Inps preposto al pagamento delle indennità che ne avrebbe velocizzato la procedura ed assicurato la buona riuscita.

Nel corso delle indagini è emerso anche un secondo e parallelo filone investigativo, basato sempre sull’utilizzo di società fittizie, questa volta non per frodare lo Stato, ma per agevolare, dietro pagamento di una somma di denaro, l’ingresso nel territorio nazionale di cittadini extracomunitari a fronte di assunzioni fasulle. Attraverso ulteriori società agricole fantasma, gli indagati avrebbero richiesto l’assunzione di 337 lavoratori extracomunitari beneficiando del Decreto Flussi. In tal modo sarebbe stato garantito agli extracomunitari il rilascio del visto di ingresso in Italia per motivi di lavoro a fronte del pagamento di una somma di denaro, pari a circa 3.000 euro a persona.

Al centro delle attività indagate, lo stesso imprenditore agricolo cerignolano in concorso con 9 procacciatori, sia italiani che extracomunitari, attivi a Vasto (CH), Rescaldina (MI), Montemilone (PZ) e in Francia. Tra questi rientra anche un pubblico ufficiale che in due occasioni avrebbe utilizzato l’autovettura di servizio per consegnare le somme raccolte al gestore della frode.

Dalle indagini è emerso anche il coinvolgimento di un ex funzionario prefettizio, ormai in pensione, il quale, dietro pagamento di somme di denaro, avrebbe messo a disposizione l’estesa rete relazionale di cui godeva in virtù del passato incarico per ottenere informazioni sulle pratiche migratorie e superare eventuali problematiche relative al rilascio dei nulla osta. A carico di tale soggetto è stata disposta la misura cautelare del divieto di dimora in provincia di Foggia.



Questo è un articolo pubblicato il 14-03-2024 alle 10:52 sul giornale del 15 marzo 2024 - 14 letture






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